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Architecture as Art Catalogo

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XXI Triennale Esposizione Internazionale Milano 2016 2 Aprile – 12 Settembre

21st Century. Design After Design

A cura di Nina Bassoli, Gaia Piccarolo

L’idea della mostra è di mettere in atto un dispositivo spaziale adatto a indurre i visitatori a guardare l’architettura con uno sguardo diverso, confidando sull’effetto persuasivo del supporto di una funzione museografico-espositiva non dedicata all’architettura come Pirelli HangarBicocca. In questo spazio vengono esposti campioni di architettura “al vero”, cercando di agevolare la scoperta della loro artisticità peculiare invitando i visitatori al superamento della solita modalità, meramente pratica, della fruizione dell’architettura. I campioni al vero realizzati per la Triennale, esercizi di linguaggio poetico architettonico, si riferiscono a buone pratiche di progettazione all’interno di un determinato campo di competenza. La mostra prende corpo attraverso la formulazione di alcune domande attorno a situazioni e problemi decisivi per l’architettura dei nostri giorni e gli architetti invitati sono chiamati a rispondere con proposte, nelle quali la grammatica e la sintassi certificano la verità di una visione, in modo da trattare le soluzioni come gli esempi che vediamo nei dizionari. Il risultato è la scoperta di un corrispettivo architettonico di queste domande che produce, se non proprio un “pattern language” come è stato teorizzato da Christopher Alexander, per lo meno alcune dimostrazioni a proposito della verità di alcune parole chiave come: Porch, Entrance, Rehabilitation, Roof, Shelter, Pavilion, ecc., figure da usare come dei grimaldelli per esprimere dei pensieri architettonici riguardo i nuovi paradigmi come, ad esempio, il nuovo paradigma ecologico, o come il pensiero guida che indirizza lo sconfinamento dell’architettura nella disciplina paesaggistica, ecc.

Architetti invitati

Amateur Architecture Studio, Atelier Bow-Wow, João Luís Carrilho da Graça, El Equipo de Mazzanti, Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Lacaton & Vassal, Josep Llinás Carmona, Michel Desvigne, Catherine Mosbach, nArchitects, Rural Urban Framework, Rural Studio, Studio Albori, Studio Mumbai

La Sindrome dell’Influenza – The Syndrome of Influence

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Design La Sindrome dell’Influenza The Syndrome of Influence

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La sesta edizione del Triennale Design Museum di Milano è dedicata a un’attitudine propria del design italiano, la capacità di assimilazione, la curiosità e il desiderio di confrontarsi con altri linguaggi e altre culture per avviare nuovi progetti e nuove elaborazioni. Nel design apporti di varia provenienza vengono distinti dal contesto di origine, sottoposti a procedimenti inaspettati e nuovi spazi immaginativi nascono da una lettura “erronea” e creativa dei precedenti. Entra in azione la “sindrome dell’influenza”, resa possibile dalla facoltà propria di ogni linguaggio di esercitare un’azione su un qualsiasi altro linguaggio, all’infinito. Per restituire la complessità di questo fenomeno, la sesta edizione del museo è organizzata in tre parti in un racconto corale e polifonico che vede il coinvolgimento di 22 designer impegnati nella realizzazione di inedite istallazioni.

Nella prima parte si presentano dieci installazioni dedicate ai maestri del “periodo d’oro” del design italiano. Ogni installazione, opera di un designer contemporaneo, è dedicata a un maestro degli anni ’50/’60, alla sua sensibilità, curiosità, fonti di ispirazione, viaggi, incontri. In questo modo viene evocata l’origine di una ricerca che ha fatto del design italiano il fenomeno culturale internazionale che conosciamo.

Alle installazioni dedicate all’eredità dei maestri del dopoguerra segue il racconto orale delle vicende del periodo successivo fatto, nella maggior parte dei casi, dai testimoni dell’epoca. Nella seconda parte il tema della memoria prende dunque il posto del tema dell’eredità. L’allestimento della seconda parte moltiplica con un gioco di specchi gli oggetti e gli schermi con le interviste che evocano la situazione del design successiva agli anni sessanta.

La terza parte presenta il modo in cui i nuovi brand del design si dispongono nel contesto del Made in Italy. Le installazioni sono dedicate a esporre la filosofia dei marchi protagonisti, il modo con cui determinano la propria strategia produttiva, l’immagine e la scelta dei designer. La curiosità, il senso di avventura evocato per caratterizzare le figure dei progettisti degli anni cinquanta e sessanta ora vengono attribuite a queste strutture produttive in una sorta di rovesciamento di prospettiva che ambisce a radiografare il design italiano nella convergenza dei differenti punti di vista che l’hanno costruito e determinat

Architettura contemporanea in Italia / Conflitti

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Ideazione e direzione scientifica della mostra per il Comune di Salerno 2005-2006

La mostra allestita nel Complesso Monumentale di Santa Sofia, presenta attraverso la chiave di lettura di alcuni binomi oppositivi (pedoni/automobili, vecchio/nuovo, high tech/low tech, ecc.) una lettura della situazione dell’architettura Italiana.

Il dibattito sulle politiche del territorio nel nostro paese, nel contesto delle ampie trasformazioni del mondo globalizzato, trae sempre più spesso spunto ed occasione dai progetti architettonici e di trasformazione urbana. Un dibattito che, soprattutto in una terra dalla vasta tradizione storica ed artistica e dalle tante risorse ambientali, implica discussioni sulle politiche di sviluppo economiche e turistiche, ma anche di legittimità etiche, estetiche ed ambientali. L’architettura in Italia non è mai neutrale dunque, ma è territorio di conflitti, terreno di scontri, occasione di dibattiti. Presupposto di partenza della mostra “Conflitti. L’architettura contemporanea in Italia” è che l’Italia sia un’area di indagine privilegiata, un “laboratorio specialissimo” per valutare le proposte operanti sulla scena globale dell’architettura. Le carenze del sistema politico-economico, un patrimonio storico esclusivo, una cultura architettonica diffusa, la presenza di nuovi territori d’intervento nella cosiddetta ‘città diffusa’, la dibattuta presenza di architetti stranieri sono tutti fattori che hanno contribuito – nel bene e nel male – a creare nel nostro Paese un campo speciale di verifiche del progetto di architettura. In questo senso, l’Italia può essere eletta come un laboratorio tra i più significativi dei temi della progettazione contemporanea.

 

Entrez lentement

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Ideazione e direzione scientifica della mostra per Cosmit Eventi Milano 2005

Tra le domande essenziali ricorre di frequente quella che chiede: come si deve abitare? O l’altra che cerca la forma della casa ideale. O ancora l’altra che si interroga sui bisogni, sulle cose desiderabili per noi stessi: quali oggetti vorremmo possedere, in quale ambiente, in quale orizzonte estetico. Per questo l’idea di ricorrere a  degli esempi eccellenti dove a tali domande siano state date delle precise risposte è un modo per fornire alle nostre aspirazioni di bellezza e armonia  un’immagine corrispondente, una specie di certificazione. La modernità ha fornito una serie straordinaria di esempi dove la via giusta, la perfezione, è raggiunta proprio nell’immediatezza di una situazione data.  Insomma si può scoprire che l’esemplarità è inscindibile dalla singolarità, dal coinvolgimento personale in un determinato percorso per raggiungere la felicità.

Sono presentati  otto esempi di case d’abitazione individuali: ciascuna di esse è una sorta di ‘manifesto’ dell’abitazione che concretizza un particolare stile di vita assieme alla corrispondente poetica architettonica di un grande progettista. Sono realizzazioni di grandi maestri dell’architettura e del design come Alvar Aalto, Luis Barragàn, Oscar Niemeyer, Le Corbusier, Alison& Peter Smithson, Eileen Gray, Marco Zanuso.

Il titolo della mostra “Entrez lentement” ovvero entrate lentamente, deriva dalla iscrizione del 1938 di Le Corbusier all’ingresso della Maison en bord de mer di Eileen Gray a Roquebrune Cap Martin sulla Costa Azzurra. La mostra è impostata sull’idea di un confronto tra otto architetti contemporanei e otto architetti della tradizione moderna, presenti nella mostra con una casa esemplare: Juan Navarro Baldeweg/Luis Barragan (Casa Barragan); Pierluigi Nicolin/Le Corbusier (Cabanon); Alvaro Siza Vieira/Oscar Niemeyer (Casa das Canoas); Steven Holl/Alvar Aalto  (Villa Mairea); Kengo Kuma/Eileen Gray (E-1027 ); Pierluigi Cerri/Marco Zanuso (casa ad Arzachena); Tony Fretton/Alison e Peter Smithson (Upper Lawn); Michael Malzan/Rudolph Schindler (casa Schindler).

 

La ricostruzione della città

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Mostra sulle attività di progettazione svolte dal 1975 al 1984 dall’IBA (Internationale Bauaustellung Berlin) di Berlino. Un consuntivo intermedio del programma di ricostruzione critica della città portato avanti dalla città di Berlino che in questo modo intende festeggiare il suo 750° anniversario. L’esposizione è una riflessione critica sui progetti della famosa esperienza di progettazione urbana dell’IBA degli anni settanta e ottanta che ha coinvolto gran parte della cultura architettonica di quegli anni. La materia è organizzata in tematiche relative ai vari aspetti del rapporto tra architettura e città:
Tracce e tracciati
La città per parti
L’abbellimento della città
La decostruzione
L’altra città.
La ‘ricostruzione critica’ dell’IBA realizzata prevalentemente in opere di “ricucitura” che ricompongono l’immagine della continuità dei fronti stradali ha inaugurato un nuovo corso nei rapporti tra architettura e pianificazione nella progettazione della città con una visione incentrata sul primato dell’architettura e con la scelta di intervenire per progetti.

mostra: IBA IDEE PROZESS ERGEBNIS’ Martin Gropius Bau ‘Berlin 1984
pubblicazione: Berlino – IBA 1987

Ed.italiana per XVII Triennale di Milano 1985
Catalogo: Electa – Triennale, Milano 1985